Categorie visive nella corteccia temporale a 2 mesi di età

 

 

ROBERTO COLONNA

 

 

NOTE E NOTIZIE - Anno XXIII – 07 febbraio 2026.

Testi pubblicati sul sito www.brainmindlife.org della Società Nazionale di Neuroscienze “Brain, Mind & Life - Italia” (BM&L-Italia). Oltre a notizie o commenti relativi a fatti ed eventi rilevanti per la Società, la sezione “note e notizie” presenta settimanalmente lavori neuroscientifici selezionati fra quelli pubblicati o in corso di pubblicazione sulle maggiori riviste e il cui argomento è oggetto di studio dei soci componenti lo staff dei recensori della Commissione Scientifica della Società.

 

 

[Tipologia del testo: RECENSIONE]

 

I progressi compiuti negli ultimi decenni dalla ricerca sulle basi cerebrali della visione umana hanno fornito un gran numero di nozioni, che hanno straordinariamente arricchito e in parte mutato la concezione classica dell’elaborazione corticale dell’informazione visiva, distribuita in 32 aree distinte della corteccia cerebrale. Ma alcuni grandi quesiti non hanno ancora trovato risposta; fra questi vi è l’interrogativo sul fondamento neurobiologico delle categorie visive.

Nello sviluppo delle abilità cognitive durante il primo anno di vita, si ritiene che il riconoscimento percettivo mediante la vista abbia un ruolo di capitale importanza, secondo quanto emerso da numerosi studi recenti. Infatti, durante questo periodo i bambini imparano a riconoscere le cose che vedono e a raggrupparle[1] in quelle che i ricercatori chiamano “categorie di senso”, che successivamente convergeranno con i significati delle parole e delle frasi della madrelingua che acquisiranno man mano.

Sebbene il comportamento visivo degli infanti caratterizzi, secondo la ricerca, lo sviluppo di una categorizzazione esplicita, non siamo ancora in grado di misurare la sua rappresentazione neurale, né di riconoscere il meccanismo che la genera. Per cercare di perseguire questi due obiettivi è necessario ottenere un ricchissimo repertorio di neuroimmagini cerebrali di lattanti, e avere la possibilità di applicare i migliori modelli computazionali della neurofisiologia della visione, come hanno fatto Cliona O’Doherty e colleghi coordinati da Rhodri Cusack, ottenendo un risultato rilevante.

(O’Doherty C., Infants have rich visual categories in ventrotemporal cortex at 2 months of age. Nature Neuroscience – Epub ahead of print doi: 10.1038/s41593-025-02187-8, 2026).

La provenienza degli autori è la seguente: Trinity College Institute of Neuroscience, Trinity College Dublin, Dublin (Irlanda); School of Psychology, Trinity College Dublin, Dublin (Irlanda); Center for Brain and Cognition, DTIC, Universitat Pompeu Fabra, Barcelona (Spagna); School of Psychology, Queen’s University Belfast, Belfast (Regno Unito); Helen Wills Neuroscience Institute & Department of Psychology, University of California, Berkeley, Berkeley, CA (USA); Western Institute of Neuroscience, Western University, London, Ontario (Canada); Children’s Health Ireland (CHI), Dublin (Irlanda); The Rotunda Hospital, Dublin (Irlanda); Coombe Women’s and Infant’s University Hospital, Dublin (Irlanda).

Come si diceva più sopra, la comprensione dei processi di elaborazione dell’informazione visiva ha fatto grandi progressi, ma la ragione principale per cui rimangono tante domande sulla fisiologia corticale della visione senza risposte è che la sua traiettoria neuroevolutiva non è ancora bene conosciuta. Le teorie sullo sviluppo della visione differiscono per l’enfasi sull’apprendimento statistico bottom-up a guida sensoriale, per il ruolo dell’input dipendente dall’esperienza o di quello dei sistemi essenziali di conoscenza, per lo sviluppo gerarchico da un’organizzazione corticale primitiva e per il grado di continuità che può esservi tra bambini e adulti. In ogni caso, lo sviluppo del cervello si ritiene che avvenga mediante un’interazione fra molti di questi fattori, e l’influenza relativa di ciascuno di questi elementi è difficile da decifrare senza una dettagliata caratterizzazione della funzione visiva nelle prime fasi della vita.

L’emergere delle categorie visive è stato indagato nei lattanti, con paradigmi sperimentali che misurano il comportamento di sguardo. I più piccoli sono già sensibili alla struttura globale e agli elementi percettivi; e i bambini di 10 mesi sono sensibili a categorie di livello di base e ad elementi concettuali.

D’altra parte, sapere quando queste funzioni compaiono non rivela i processi evolutivi che le fanno emergere; pertanto, per distinguere questi meccanismi, sembra essere opportuno e necessario caratterizzare lo stato precursore di ciascun elemento del sistema. Questo potrebbe rivelare il modo in cui le cose cambiano nel tempo, attraverso apprendimento o maturazione, e come la funzione cerebrale genera il comportamento. Cliona O’Doherty, Rhodri Cusack e colleghi hanno deciso di perseguire questo scopo mediante misure longitudinali dello sviluppo del cervello con un focus speciale sul flusso visuale ventrale (VVS, da ventral visual stream) delle informazioni visive.

A questo scopo, i ricercatori hanno condotto uno studio mediante risonanza magnetica funzionale (fMRI) di più di 100 lattanti di 2 mesi di vita, con controlli seguenti dopo 9 mesi, e in tal modo hanno accertato che la struttura categoriale è presente nella corteccia visiva di alto livello, a partire dai 2 mesi di età. E precede l’emergere nella corteccia visiva laterale, suggerendo uno sviluppo non gerarchico della rappresentazione delle categorie.

Un modello di rete neurale profonda si allineava con la geometria rappresentazionale degli infanti, indicando che gli elementi includenti l’impronta della categoria si estendono in un raggio di complessità e possono essere appresi dalla statistica degli input visivi.

Concludendo, i risultati di questo studio rivelano l’esistenza di una funzione complessa nella corteccia visiva temporale ventrale già a 2 mesi di vita, e descrivono la fase precoce dello sviluppo della percezione delle categorie.

 

L’autore della nota ringrazia la dottoressa Isabella Floriani per la correzione della bozza e invita alla lettura delle recensioni di argomento connesso che appaiono nella sezione “NOTE E NOTIZIE” del sito (utilizzare il motore interno nella pagina “CERCA”).

 

Roberto Colonna

BM&L-07 febbraio 2026

www.brainmindlife.org

 

 

 

 

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[1] Se questa forma di organizzazione debba intendersi come una categorizzazione è questione dibattuta. Per la nostra scuola neuroscientifica si tratta di un campionamento basato su criteri selettivi e associativi presenti alla nascita, che organizza le memorie visive, creando dei repertori distinti, più che categorie, cioè insiemi individuati in base al possesso di requisiti astratti.