Notule

 

 

(A cura di LORENZO L. BORGIA & ROBERTO COLONNA)

 

 

 

NOTE E NOTIZIE - Anno XXIII – 14 febbraio 2026.

Testi pubblicati sul sito www.brainmindlife.org della Società Nazionale di Neuroscienze “Brain, Mind & Life - Italia” (BM&L-Italia). Oltre a notizie o commenti relativi a fatti ed eventi rilevanti per la Società, la sezione “note e notizie” presenta settimanalmente lavori neuroscientifici selezionati fra quelli pubblicati o in corso di pubblicazione sulle maggiori riviste e il cui argomento è oggetto di studio dei soci componenti lo staff dei recensori della Commissione Scientifica della Società.

 

 

[Tipologia del testo: BREVI INFORMAZIONI]

 

L’indice PCIST impiegato per rilevare la coscienza nel coma è ridotto nell’Alzheimer. Il PCIST (perturbation complexity index-state transition), indice impiegato per verificare la coscienza residua in vari stadi del coma, e noto soprattutto grazie agli studi di Giulio Tononi e Marcello Massimini, misura la complessità della risposta del cervello alla TMS usando l’EEG. Brenna Hagan e colleghi hanno testato l’ipotesi che il PCIST sia ridotto negli affetti da malattia di Alzheimer rispetto ai controlli sani in invecchiamento fisiologico. L’ipotesi nasce soprattutto dal rilievo che nella demenza neurodegenerativa si rileva disfunzione di processi quali attenzione, memoria di funzionamento, condizionamento operante e priming, e che la loro base neurofunzionale sia costituita da circuiti e reti che contribuiscono al livello funzionale che chiamiamo coscienza.

Lo studio di 28 pazienti di Alzheimer e 27 sani ha confermato l’ipotesi, facendo registrare un PCIST più basso negli ammalati (M = 20.1) che nei sani (M = 28.2) e suggerendo che l’indice più basso rifletta la compromissione dei processi cognitivi coscienti. [Cfr. Neuroscience of Consciousness – AOP doi: 10.1093/nc/niaf062, 2026].

 

Aumento della superfamiglia del TNF nel mesencefalo di pazienti schizofrenici e bipolari. Gerardo Mendez-Victoriano e colleghi hanno rilevato che i trascritti dei membri della superfamiglia del TNF, cioè TNFSF, rappresentano, nel mesencefalo di pazienti affetti da schizofrenia e disturbo bipolare ad alta componente infiammatoria, la principale via infiammatoria attivata. I risultati dello studio suggeriscono che un’azione farmacologica sui recettori TNF/TNFSF potrebbe migliorare queste due gravi forme di patologia psichiatrica. [Cfr. Biol Psychiatry Glob Open Sci – AOP  doi: 10.1016/j.bpsgos.2025.100650, March, 2026].

 

Perché il natalizumab efficace nella sclerosi multipla (MS) peggiora la neuromielite ottica. I disturbi dello spettro della neuromielite ottica (NMOSD) costituiscono una specifica astrocitopatia mediata da AQP4-IgG, e il natalizumab, anticorpo monoclonale impiegato con efficacia nella terapia della sclerosi multipla che spesso esordisce con una neuromielite ottica, li peggiora. Tingting Cui e colleghi, usando un modello murino di doppia malattia, hanno dimostrato che il natalizumab peggiora i disturbi NMOSD bloccando le interazioni tra VCAM1 endoteliale e l’integrina astrocitaria α4. [Cfr. PNAS USA – AOP doi: 10.1073/pnas.2520566123, February 11, 2026].

 

La scoperta di “cellule barriera di base” del plesso corioideo e il loro ruolo fisiologico. Il plesso corioideo o coroideo localizzato nei ventricoli cerebrali è in gran parte composto da cellule epiteliali che producono il fluido cerebrospinale (CSF), e costituiscono la barriera tra il fluido e il sangue. Daan Verhaege e colleghi hanno scoperto, in corrispondenza dei siti di confine tra plesso corioideo e parenchima cerebrale, un particolare tipo di fibroblasti che hanno denominato cellule barriera di base del plesso coroideo (ChP BBC). Queste cellule derivano da precursori mesenchimali meningei, arrivano nelle fasi precoci di sviluppo, permangono nel corso della vita e sono conservate fra specie diverse.

Le BBC funzionano come una barriera che controlla la comunicazione tra il sistema nervoso centrale e la periferia; durante danni infiammatori, si perde l’integrità della barriera e si assiste al suo attraversamento da parte di cellule immunitarie. [Cfr. Nature Neuroscience AOP – doi: 10.1038/s41593-025-02188-7, February 12, 2026].

 

Kanzi, uno scimpanzé pigmeo, ha stupito per il possesso di un’abilità tipicamente umana. Nei giochi di fantasia dei bambini vediamo duelli con spade giocattolo, voli di aerei, gare automobilistiche, simulazioni di circostanze di vita in cui si rappresentano come adulti in storie da film, e non siamo affatto meravigliati, perché sappiamo per esperienza personale che siamo capaci fin da piccoli di generare “rappresentazioni secondarie”, cioè traduzioni comportamentali dell’immaginario che, pur essendo finzioni, entrano nella nostra realtà come “gioco”. Finora, si è supposto che questa abilità sia pienamente espressa solo nella nostra specie e, pur essendo nota in molti mammiferi l’abilità di deception, ossia di fingere ingannando per ottenere un vantaggio, non è mai stato stabilito se, almeno nelle scimmie antropomorfe, esiste una vera capacità di generare rappresentazioni secondarie come noi.

Bastos e Krupenye hanno provato a studiare Kanzi, uno scimpanzé pigmeo o bonobo (Pan paniscus) famoso per essere stato sottoposto a training di comunicazione verbale, per verificare se fosse privo di questa dote. In tre diversi esperimenti, Kanzi ha dimostrato di essere capace di accettare la finzione, identificando oggetti simulati e dimostrando di essere capace di creare rappresentazioni secondarie. [Cfr. Science 391 (6785): 583-586, February, 2026].

 

Sclerosi Multipla: un batterio orale periodontale è associato alle forme con grave disabilità. Analizzando campioni della patina linguale di pazienti affetti da sclerosi multipla, Masahiro Nakamori e colleghi, hanno rilevato e dimostrato che il batterio patogeno periodontale Fusobacterium nucleatum è associato con la gravità della malattia, stimata mediante controlli seriali con scale di disabilità standardizzate. [Cfr. Scientific Reports – AOP  doi: 10.1038/s41598-025-22266-x, 2025].

 

Una nuova mente per una nuova coscienza nel rapporto del soggetto col mondo. Le neuroscienze aiutano nel distinguere tra concezioni della realtà radicate in concetti antropologicamente fondati in dinamiche psicoadattative essenziali, e concezioni della realtà sviluppate sulla base dell’accettazione acritica di modi di vita generati da meccanismi sociali tipici di un periodo storico. E rendono particolarmente evidente una sorta di difetto di consapevolezza collettiva di questo adeguamento di fondo, che si trasmette da una generazione all’altra con un fading progressivo delle ragioni dell’esistenza, in un rapporto con la realtà materiale sempre più implicitamente definito dalla strumentalità d’uso per la soddisfazione di necessità, bisogni e desideri attuali, rigorosamente codificati e definiti nel valore secondo la concezione economico-politica corrente.

Questo stile mentale, caratterizzato da una riduzione del campo di consapevolezza in un modo che era stato già intuito da Giovenale nel suo propter vita vivendi perdere causas, ha favorito quell’atteggiamento irresponsabile nei confronti dell’ambiente naturale da parte della maggioranza di persone e popoli del mondo; denunciato senza grandi risultati ormai da vari decenni, da scienziati ambientalisti e organizzazioni di cittadini impegnati nell’attivismo informativo a tutela dell’ambiente. Da oltre trent’anni si parla di emergenza ambientale: denunce, appelli, proclami, manifestazioni ottengono sempre una limitata recezione politica, perché manca una coscienza diffusa e un uso della consapevolezza individuale conseguente, nella vita di tutti i giorni. In altri termini, con lo stress acuto dei richiami non si riesce a conseguire ciò che potrà essere ottenuto solo attraverso la formazione culturale di una coscienza e di una sensibilità, tali da consentire di riuscire a non perdere consapevolezza nell’ordinario regime di vita.

Discutendo di questo argomento al Seminario Permanente sull’Arte del Vivere, questa settimana è stata proposta una riflessione sul rapporto del soggetto con gli oggetti del mondo. Senza dubbio un progresso di consapevolezza è stato compiuto, in passato, grazie alle riflessioni di Ludwig Wittgenstein, che hanno attraversato il pensiero filosofico dei decenni post-moderni, entrando poi nel bagaglio degli strumenti potenzialmente a disposizione del pensiero corrente.

Si sono prese le mosse da questo enunciato del Tractatus logico-philosophicus: “Ogni cosa è come in uno spazio di possibili stati di cose. Questo spazio posso pensarlo vuoto, ma io non posso pensare la cosa senza lo spazio”. (2.013)[1].

Lo sviluppo della discussione sulla “concezione delle cose nel loro spazio” ha portato la riflessione sulle cose della natura nel loro spazio originario e poi condotte negli spazi artificiali creati dall’uomo. A questo proposito, Monica Lanfredini ha proposto alcuni esempi storici di epoche in cui il rapporto con elementi naturali ambientati nel quotidiano degli oggetti manufatti, non era stato ancora ridotto come oggi al mero senso dell’oggetto di consumo.

L’acqua della vasca battesimale, come quella del Battistero di Piazza del Duomo in Firenze, ossia il “mio bel San Giovanni” di Dante Alighieri dove si faceva il battesimo per immersione, era stata condotta per un uso simbolico dalla fonte naturale allo spazio umano, dove rimaneva protetta dal valore sacrale. Secoli dopo, per rimanere a Firenze, ma simili esempi si trovano in tutte le città italiane, la vasca della Fontana del Nettuno di Piazza Signoria[2] conteneva un’acqua pubblica a disposizione di tutti come in natura, ma protetta al fine di non farla sprecare o sporcare.

Si legge: “Dal dicembre 1575 la bella fontana del Nettuno ha elargito a tutti, in una pioggia di zampilli cadenti nella grande vasca, un bene prezioso che non costava nulla, per cui era pubblicamente usato dal «basso popolo» anche per abbeverare gli animali e come pubblico lavatoio. La fontana fu pertanto protetta nel 1592 da una ringhiera a salvaguardia dei frequenti insulti provocati dalla plebaglia che, non comprendendo minimamente l’elevata solennità dell’opera vanto della città, quotidianamente veniva ad offenderla con disinvolte confidenze, non ultima quella di lavare penne e calamai”[3]. L’inchiostro, in particolare, non poteva essere lavato via dal ricambio d’acqua zampillante come per le cose che vi si risciacquavano, poteva rimanere in permanenza e macchiare sia il marmo sia ciò che si lavava nella vasca. Era come un inquinante, e l’abitudine di lavare penne e calamai, non più della “plebaglia” ma degli impiegati comunali di Palazzo Vecchio, fu severamente proibita, fino a quando si decise di vietarne anche l’uso come lavatoio pubblico.

Nel 1720, un’istituzione fiorentina, che risaliva al Medioevo e aveva un ruolo che andava dal voto vincolante sulla sentenza di pena capitale a compiti che oggi sono svolti dai vigili urbani, ossia gli “Spettabili Signori Otto di Guardia e di Balia”, fecero apporre dietro la fontana, sul bugnato di Palazzo Vecchio, una lapide che si può leggere ancora oggi, in cu si proibisce a qualsiasi persona in quel luogo e fino a venti braccia di distanza di “fare sporchezze di sorte alcuna, lavare in essa calamai, panni o altro, né buttarvi legnami o altre sporcizie, sotto la pena di ducati quattro…”.

Numerosi altri esempi hanno evidenziato come l’educazione al rispetto di valori della natura e dell’arte possa contribuire a creare una coscienza attiva, utile sia allo sviluppo del senso civico che alla consapevolezza del rapporto fra mondo personale e mondo naturale, con la responsabilità che ne deriva. [BM&L-Italia, febbraio 2026].

 

Notule

BM&L-14 febbraio 2026

www.brainmindlife.org

 

 

 

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[1] Ludwig Wittgenstein, Tractatus logico-philosophicus e Quaderni 1914-1916, p. 27, Biblioteca Einaudi, Torino 2004.

[2] Detta popolarmente del “Biancone” dal candido marmo del Nettuno scolpito da Bartolomeo Ammannati.

[3] Luciano Artusi e Ricciardo Artusi, Icché si dice – briciole di storia fra aneddoti, leggende e misteri. Il Reporter, p. 30, novembre 2017.