Scoperta una via cerebrale che innesca la perdita di peso

 

 

GIOVANNA REZZONI

 

 

NOTE E NOTIZIE - Anno XXIII – 21 febbraio 2026.

Testi pubblicati sul sito www.brainmindlife.org della Società Nazionale di Neuroscienze “Brain, Mind & Life - Italia” (BM&L-Italia). Oltre a notizie o commenti relativi a fatti ed eventi rilevanti per la Società, la sezione “note e notizie” presenta settimanalmente lavori neuroscientifici selezionati fra quelli pubblicati o in corso di pubblicazione sulle maggiori riviste e il cui argomento è oggetto di studio dei soci componenti lo staff dei recensori della Commissione Scientifica della Società.

 

 

[Tipologia del testo: RECENSIONE]

 

Presentiamo qui la scoperta, da parte di Xiao Zhang, Erica L. Scheller e numerosi colleghi, di una potente via nervosa capace di innescare la perdita rapida di tutto il grasso corporeo, inclusi i depositi resistenti, senza alcuna riduzione della quantità di cibo assunto quotidianamente con la dieta. I ricercatori, indagando i cosiddetti “adipociti stabili” del midollo osseo[1], che resistono a dieta ed esercizio fisico e senza dei quali le ossa diventano più fragili e vulnerabili, hanno appreso che l’invio sostenuto di leptina direttamente al cervello vince la resistenza di queste cellule adipose.

Questo invio cerebrale diretto di leptina agisce come un segnale generale per l’assetto metabolico dell’organismo, inducendo il catabolismo dei lipidi con β-ossidazione degli acidi grassi nei tessuti normalmente resistenti agli stimoli lipolitici. Il segnale induce uno stato funzionale caratterizzato da un basso livello di glucosio e insulina, che riduce gli inibitori, ossia le proteine protettive, che impediscono la demolizione dei lipidi accumulati nel tessuto adiposo.

La scoperta di questa via potrà consentire nuove soluzioni per il trattamento dell’obesità e, soprattutto, consentirà di sviluppare una nuova strategia per il trattamento delle forme di cachessia attualmente intrattabili.

(Zhang X., A catecholamine-independent pathway controlling adaptive adipocyte lipolysis. Nature Metabolism – Epub ahead of print doi: 10.1038/s42255-025-01424-5, 2026).

La provenienza degli autori è la seguente: Division of Bone and Mineral Diseases, Washington University School of Medicine, St. Louis, MO (USA); Department of Biomedical Engineering, Washington University in St. Louis, St. Louis, MO (USA); Department of Developmental Biology, Washington University in St. Louis, St. Louis, MO (USA); Division of Endocrinology, Metabolism and Lipid Research, Washington University School of Medicine, St. Louis, MO (USA); Department of Neuroscience and Department of Psychiatry, Washington University in St. Louis, St. Louis, MO (USA); Department of Biochemistry and Molecular Biology, Mayo Clinic, Rochester, MN (USA); Department of Molecular and Integrative Physiology, University of Michigan, Ann Arbor, MI (USA); Program in Physical Therapy and Departments of Neurology and Orthopaedic Surgery, Washington University School of Medicine, St. Louis, MO (USA); Systems Pharmacology and Translational Therapeutics, University of Pennsylvania, Philadelphia, PA (USA); Division of Bone and Mineral Diseases, Department of Biomedical Engineering, Washington University School of Medicine, St. Louis, MO (USA); Department of Developmental Biology, Washington University in St. Louis, St. Louis, MO (USA).

Vari depositi lipidici dell’organismo, fra cui il tessuto adiposo costitutivo del midollo osseo, resistono agli ordinari stimoli lipolitici, preservando quelle riserve energetiche per effetto di una modalità sviluppata e rafforzata biologicamente nel corso dell’evoluzione. La protezione della riserva mediante insensibilità agli stimoli lipolitici può venire meno in condizioni quali l’inedia, il deperimento organico e la cachessia patologica, in cui si attivano meccanismi ancora sconosciuti, in grado di indurre il catabolismo negli adipociti stabili.

Xiao Zhang, Erica L. Scheller e colleghi, per studiare questo fenomeno, hanno sviluppato un modello murino di deplezione evocata dal cervello di tutto il grasso, inclusi i depositi stabili del tessuto adiposo costitutivo del midollo osseo, indipendentemente dall’apporto nutrizionale con la dieta.

Lo studio sperimentale secondo gli approcci chirurgico, genetico e chimico ha dimostrato che il catabolismo degli adipociti stabili richiede una lipolisi dipendente da una adiposo-trigliceride lipasi, ma rimane indipendente dagli effetti dell’innervazione locale, dal sistema nervoso simpatico e dalle catecolamine. Invece, le condizioni concomitanti di ipoglicemia e ipoinsulinemia hanno attivato un potente stato catabolico, mediante la soppressione dell’accumulo lipidico e un aumento della lipolisi indipendente da catecolamine, mediante la downregulation degli inibitori della lipolisi autonoma dalla cellula, incluso G0s2. Questo è stato anche sufficiente a “de-lipidare” i depositi adiposi classici, ed è stato riprodotto nei topi affetti da cachessia associata a tumori.

Complessivamente, i dati emersi da questa sperimentazione definiscono adattamenti unici degli adipociti stabili per resistere alla lipolisi in stati fisiologici e identificano una potente via neurosistemica, indipendente dalle catecolamine, che consente all’organismo di catabolizzare rapidamente tutto il grasso di riserva.

Ricapitolando: 1) lo stimolo di innesco della leptina segnala lo sblocco della lipolisi del grasso protetto, come quello degli adipociti del midollo osseo; 2) la via neurale induce uno stato di basso livello di glucosio e insulina che riduce gli inibitori, che normalmente impediscono la lipolisi; 3) l’attività della nuova via nervosa potrà essere sfruttata sia stimolandola per un nuovo tipo di trattamento dell’obesità, sia inibendola per trattare le condizioni di perdita del grasso costitutivo come nell’inedia, nel deperimento, nella cachessia neoplastica e da altre patologie.

 

L’autrice della nota ringrazia la dottoressa Isabella Floriani per la correzione della bozza e invita alla lettura delle recensioni di argomento connesso che appaiono nella sezione “NOTE E NOTIZIE” del sito (utilizzare il motore interno nella pagina “CERCA”).

 

Giovanna Rezzoni

BM&L-21 febbraio 2026

www.brainmindlife.org

 

 

 

 

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[1] Detti anche adipociti costitutivi del midollo osseo, sono presenti in generale nello scheletro e spesso sono studiati nelle ossa delle mani e dei piedi. La perdita di questo grasso di deposito è causa di fragilità ossea e fratture spontanee.