Clemastina efficace in un modello prossimo alla sclerosi multipla umana

 

 

DIANE RICHMOND

 

 

NOTE E NOTIZIE - Anno XXIII – 28 febbraio 2026.

Testi pubblicati sul sito www.brainmindlife.org della Società Nazionale di Neuroscienze “Brain, Mind & Life - Italia” (BM&L-Italia). Oltre a notizie o commenti relativi a fatti ed eventi rilevanti per la Società, la sezione “note e notizie” presenta settimanalmente lavori neuroscientifici selezionati fra quelli pubblicati o in corso di pubblicazione sulle maggiori riviste e il cui argomento è oggetto di studio dei soci componenti lo staff dei recensori della Commissione Scientifica della Società.

 

 

[Tipologia del testo: RECENSIONE]

 

Nella ricerca sulle malattie demielinizzanti come la sclerosi multipla, l’indagine sulla promozione dei processi di rimielinizzazione in grado di prevenire la degenerazione neuronica e favorire la riparazione del danno, costituisce uno dei principali filoni per l’individuazione di nuove terapie. Dal 2017, quando il primo trial clinico condotto in doppio cieco controllato da placebo ha verificato l’efficacia nell’uomo della clemastina fumarato[1], nota come agente in grado di promuovere la riparazione delle lesioni demielinizzanti nei roditori, la ricerca sta affrontando i problemi che ancora ne impediscono l’impiego clinico.

Ad oggi, la maggior parte delle strategie di pro-mielinizzazione è stata sviluppata in modelli murini di demielinizzazione di breve durata, che vanno incontro a riparazione spontanea. Modelli ben definiti su primati non-umani, ma il più possibile vicini alla nostra specie per caratteristiche neurobiologiche salienti, si considerano ideali per un cambio di passo nello sviluppo di approcci terapeutici alle malattie demielinizzanti sicuri ed efficaci, soprattutto perché possono consentire una verifica non invasiva della proprietà di promozione della riparazione funzionale.

Nadege Sarrazin e colleghi hanno testato la clemastina in un modello di primate non umano della demielinizzazione del nervo ottico, che presentava aspetti neuropatologici della sclerosi multipla, quali demielinizzazione cronica, degenerazione neuronica e disfunzione visiva. Lo studio, che esaminiamo più avanti in dettaglio, ha dimostrato che la clemastina supera il problema della mancata riparazione mielinica del nervo ottico.

(Sarrazin N., Clemastine fumarate promotes myelin repair in a nonhuman primate model of demyelination characterized by absent spontaneous remyelination. Proceedings of the National Academy of Sciences USA – Epub ahead of print doi: 10.1073/pnas.2520161123, 2026).

La provenienza degli autori è la seguente: Paris Brain Institute, CNRS, INSERM, Sorbonne Université, Paris (Francia); INSERM, CNRS, Institut de la Vision, Sorbonne Université, Paris (Francia); Weill Institute for Neuroscience, University of California San Francisco, San Francisco, CA (USA); Department of Small Animal Surgery, VetAgro Sup, Marcy L'Etoile (Francia).

Nadege Sarrazin e colleghi hanno, dunque, preso le mosse dal vaglio della clemastina fumarato in un modello di neuropatologia demielinizzante con i caratteri tipici della sclerosi multipla umana in un primate prossimo alla nostra specie; in particolare, hanno realizzato un modello della neurite ottica da perdita di mielina in corso di sclerosi multipla. Il modello andava incontro a demielinizzazione non seguita da processi di rigenerazione della guaina mielinica, progressione patologica verso la degenerazione neuronica e disfunzione del processo di visione, in una sequenza che riproduceva fasi caratteristiche della clinica delle lesioni demielinizzanti da sclerosi multipla, fornendo l’anello di congiunzione finora mancato tra le verifiche sperimentali precliniche delle terapie e il cimento clinico sui pazienti affetti da patologie demielinizzanti.

Sarrazin e colleghi hanno sviluppato questo modello per la prima volta quattro anni fa[2], e ora lo hanno adottato per porre al vaglio le potenzialità terapeutiche della clemastina fumarato.

I rilievi istologici e ultrastrutturali mostrano che la clemastina è in grado di superare il problema della mancata rigenerazione della guaina mielinica degli assoni del nervo ottico di primate. I ricercatori hanno impiegato la registrazione di potenziali evocati visivi (VEP), la tomografia a coerenza ottica (a radiazione coerente, OCT) e l’elettroretinogramma (ERG), quali mezzi non invasivi per seguire la demielinizzazione e, poi, la rimielinizzazione del nervo ottico, e correlare i reperti con le analisi post-mortem, per stabilire l’innocuità e l’efficacia della clemastina fumarato nel promuovere il recupero morfologico e funzionale da lesioni demielinizzanti in primati non appartenenti alla nostra specie.

I risultati provano in modo convincente l’azione terapeutica esercitata dalla clemastina fumarato sulla demielinizzazione cronica del nervo ottico di primati.

 

L’autrice della nota ringrazia la dottoressa Isabella Floriani per la correzione della bozza e invita alla lettura delle recensioni di argomento connesso che appaiono nella sezione “NOTE E NOTIZIE” del sito (utilizzare il motore interno nella pagina “CERCA”).

 

Diane Richmond

BM&L-28 febbraio 2026

www.brainmindlife.org

 

 

 

 

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[1] A. J. Green et al., Lancet 390, 2481-2489, 2017.

[2] N. Sarrazin et al.Proceedings of the National Academy of Science U.S.A. 119, e2115973119, 2022.