Notule
(A cura di LORENZO L. BORGIA & ROBERTO COLONNA)
NOTE
E NOTIZIE - Anno XXIII – 02 maggio 2026.
Testi pubblicati sul sito www.brainmindlife.org
della Società Nazionale di Neuroscienze “Brain, Mind & Life - Italia”
(BM&L-Italia). Oltre a notizie o commenti relativi a fatti ed eventi
rilevanti per la Società, la sezione “note e notizie” presenta settimanalmente
lavori neuroscientifici selezionati fra quelli pubblicati o in corso di
pubblicazione sulle maggiori riviste e il cui argomento è oggetto di studio dei
soci componenti lo staff dei
recensori della Commissione Scientifica
della Società.
[Tipologia del
testo: BREVI INFORMAZIONI]
Glioblastoma umano: distinte 4 comunità
di cellule, 2 sub-popolazioni e altri tratti nuovi. Jun
Lin e numerosi colleghi coordinati da Kun Qu hanno
identificato nel glioblastoma umano 4 comunità di cellule tumorali maligne con pattern
propri di composizione per tipo citologico, espressione genica e interazioni
intercellulari. Hanno poi identificato 2 sub-popolazioni simil-mesenchimali
(MES-like): 1) MES-Hyp, co-localizzate con macrofagi
cerebrali derivati da monociti in regioni ipossiche; 2) MES-Ast, associate a
cellule endoteliali, periciti e cellule muscolari
lisce dei vasi. Lin e colleghi hanno poi individuato
sottotipi cellulari e coppie ligando-recettore per la comunicazione
intercellulare, specifiche di ciascuna comunità cellulare.
L’analisi patch sequencing
ha rivelato che le connessioni sinaptiche formate con le cellule del glioma
sono prevalentemente formate tra un neurone sano e una cellula glioblastomica simile a un progenitore oligodendrogliale.
Si spera che queste nuove nozioni possano suggerire nuovi approcci terapeutici.
[Cfr. Nature Neuroscience – AOP doi: 10.1038/s41593-026-02272-6, 2026].
Disturbi dello spettro dell’autismo
(ASD): la minore incidenza nelle bambine non è reale.
La proporzione maschi/femmine nella prevalenza diagnostica di ASD in tutto il
mondo si aggira intorno a 4.6 : 1, ma Ana Muino Tato, dopo un’accurata
revisione di banche dati e valutazione meta-analitica dei 26 studi principali,
ha indagato la possibilità che esistano bias che abbiano indotto, sia
nelle procedure di rilevazione sia in tutti i passi che attengono al giungere
all’attenzione clinica, a sottostimare il numero di bambine affette, per
mancata diagnosi. La Tato suggerisce l’impiego di metodi sensibili al genere e
di approcci multi-metodologici ed intersezionali, per cercare di porre rimedio
a questo problema. [Cfr. Revista de Neurologia –
AOP doi: 10.31083/RN49367, 2026].
Scoperto un ruolo del corpo calloso
posteriore (splenio) nella coordinazione bimanuale. Gli
studi classici su pazienti con cervello diviso avevano evidenziato che
la resezione del corpo calloso, come terapia dell’epilessia farmacologicamente intrattabile,
comprometteva la coordinazione bimanuale, ma fino ad oggi le specifiche vie e i
meccanismi che consentono fisiologicamente l’armonizzazione cooperativa delle
mani non sono stati definiti. La pianificazione motoria bimanuale e
l’esecuzione coordinata dei movimenti delle due mani richiedono interazioni
rapide e reciproche delle aree specializzate dei due emisferi attraverso il
corpo calloso. Nel flusso di trasformazione senso-motoria, un nodo iniziale e
cruciale della rete è rappresentato dall’area PRR (parietal
reach region): Jung Uk Kang, Lawrence H. Snyder e Eric Mooshagian della
Washington University School di St. Louis hanno esaminato nel macaco il
contributo alla coordinazione bimanuale delle connessioni callose dirette tra
le due PRR dei due emisferi, bloccandole temporaneamente con lidocaina. I
ricercatori, usando la MRI con rinforzo di manganese, hanno tracciato le vie
che attraversano la linea mediana e hanno rilevato che le connessioni PRR-PRR
sono ristrette esclusivamente allo splenio del corpo calloso.
Il blocco selettivo di questo
contingente assonico dello splenio riduceva la sincronia neuronica tra i due
emisferi e comprometteva la coordinazione bimanuale, quando entrambe le braccia
erano impegnate a portare le due mani sullo stesso oggetto; mentre migliorava
la prestazione esecutiva quando ciascun braccio era diretto verso un proprio
bersaglio, differente da quello dell’altro. Questo risultato, con tutti gli
altri elementi emersi dall’osservazione sperimentale, ha evidenziato che la
connessione reciproca e rientrante PRR-PRR attraverso lo splenio del corpo
calloso supporta la precisione temporale per la coordinazione spaziale
delle azioni bimanuali. [Cfr. PNAS USA – AOP doi: 10.1073/pnas.2516541123, April
29, 2026].
Un polpo lungo 19 metri è il mollusco
marino più gigantesco mai apparso nei mari del nostro pianeta.
La creatura mostruosa abitava mari ed oceani nel Cretaceo, oltre 72 milioni di
anni fa, quando la terraferma era popolata da varie specie di dinosauri. Il
cefalopodo delle dimensioni di una balena, denominato Nanaimoteuthis
haggarti, doveva avere un cervello (struttura
gangliare centrale) di una grandezza colossale, viste le proporzioni dei
cefalopodi, e senza paragoni dimensionali nel regno animale. Il soma del più
grande invertebrato mai esistito è stato ricostruito a partire dalla scoperta
del suo rostro fossile.
Questa scoperta ha immediatamente
riportato alla mente degli autori giapponesi il mito scandinavo del Kraken,
associato a varie leggende, prevalentemente norvegesi e islandesi, ma note in
tutta la Scandinavia e nei mari del nord. Si tramandava oralmente l’esistenza
di un mostro simile a una gigantesca piovra o polpo che poteva far galleggiare
i suoi tentacoli come tronchi d’albero sradicati: il nome deriva appunto da un
termine dell’idioma norvegese antico, Krake, indicante una creatura
malsana e contorta, associata a tronchi d’albero sradicati, con appendici
radicolari simili a tentacoli. La leggenda dell’esistenza di Kraken
capaci di avvolgere e affondare intere navi nei mari del nord si è diffusa nel
XVIII secolo, e molti storici hanno ipotizzato si trattasse di pura fantasia,
che aveva ingigantito qualche specie di calamaro gigante. Ma, i racconti del
vescovo Erik Pontoppidan, fanno dubitare che si tratti di pura fantasia: si
preoccupava dei marinai che, scambiando il suo dorso per la terra emergente di
una vicina isola, potessero gettarvi l’ancora, rischiando la vita. In realtà,
la mitologia norrena parlava già di una creatura simile chiamata Hafgufa, e descritta in manoscritti del XII secolo.
Non si può escludere, dunque, che qualche discendente del Nanaimoteuthis
possa essere giunto fino ad epoca storica, turbando le menti della gente
dell’epoca e colpendo la fantasia degli scrittori moderni, come Jules Verne in Ventimila
leghe sotto i mari, e gli sceneggiatori del film Pirati dei Caraibi.
[Fonte: Hokkaido University, April 30, 2026].
Rivali in amore: rilascio di una
molecola che neutralizza il rivale come per magia. La
competizione sessuale fra maschi è un fattore determinante nell’evoluzione di
molte specie animali, inclusa la falena Mythimna
separata, in cui non si assiste allo scontro fisico tra rivali, ma al
ricorso all’uso di un’arma chimica. Dongdong Sun e
colleghi hanno scoperto che, durante il corteggiamento in cui la femmina sceglie
il partner fra i maschi, un maschio può rilasciare benzaldeide che si
lega ai recettori di altri maschi per il ferormone femminile Z11-16:Ald,
impedendo la recezione del segnale inviato dalla femmina. Dopo poco, i maschi
con la chemorecezione ferormonica impedita non si sentono più attratti e
abbandonano la competizione. [Cfr. PNAS USA – AOP doi: 10.1073/pnas.2600174123,
2026].
Riprese le tematiche di un seminario
storico della Società Nazionale di Neuroscienze BM&L-Italia (Prima
Parte: da Galvani alla giunzione neuromuscolare).
Riprendendo un nostro seminario di storia delle neuroscienze, mercoledì scorso
abbiamo cominciato a ripercorrere le prime tappe che hanno condotto fino alla
scoperta delle sinapsi e alla sinaptologia.
Siamo alla sera del 6 di novembre 1780,
quando l’anatomista bolognese Luigi Galvani compie il primo di una serie di
esperimenti di cui darà dettagliata descrizione nel trattato pubblicato nel
1791, De Viribus Electricitatis
in Moto Muscolari: Commentarius, e che sono intesi
a dimostrare una sua tesi: l’esistenza di un’elettricità naturale generata dal
cervello e propagata lungo i nervi fino ai muscoli, causandone la contrazione.
Galvani ha invitato i suoi allievi, non quali semplici testimoni, ma come assistenti
e apprendisti di quella che ritiene possa diventare una nuova branca della
scienza medica: a una rana morta applica un arco bimetallico inserendo
un’estremità nel midollo allungato (bulbo) e ottenendo una contrazione
muscolare degli arti così forte che il corpo dell’anfibio sembra compiere un
balzo. Alessandro Volta, avendo appreso dell’esperimento nel 1791, si esprime
così al riguardo: “Le brillanti scoperte del signor Galvani… segnano una nuova
era negli annali della fisica e della medicina”[1],
ma successivamente cambia idea e, dopo qualche verifica sperimentale, deduce
che la rana morta negli esperimenti di Galvani fungeva semplicemente da
galvanometro, reagendo intensamente alla corrente generata dall’arco tra i due
metalli. Su questa tesi, Volta sviluppa il ragionamento che lo porta
all’invenzione della pila. I contemporanei archiviano allora l’interpretazione
di Galvani come un errore, non chiedendosi come e perché la corrente aveva
fatto sobbalzare una rana morta.
In realtà, quella di Galvani si può
considerare la prima dimostrazione della trasmissione sinaptica. E non è un
caso che la prima sinapsi ad essere scoperta non è stato il comune dispositivo
per la trasmissione da un terminale assonico a un dendrite o altra parte di un
altro neurone, ma la giunzione neuromuscolare; e, per questo, il primo
trasmettitore identificato è stato l’acetilcolina (ACh).
Ma riprendiamo il filo della storia. Una
più diretta evidenza della trasmissione di un impulso dal nervo al muscolo
verrà quasi un secolo dopo, con gli esperimenti condotti nel 1878 dal grande
fisiologo Claude Bernard, che nel 1856 aveva scoperto il glicogeno e con il suo
concetto di milieu interieure aveva inaugurato l’era
dello studio degli equilibri compartimentati e dinamici che porterà Walter
Cannon a formulare il concetto di omeostasi nel 1930. Claude Bernard voleva
sapere se un muscolo può contrarsi indipendentemente dalla sua innervazione.
In quel periodo, la ricerca medica studiava
un potente veleno adoperato da nativi sudamericani per avvelenare le punte
delle loro frecce rendendole sicuramente mortali: il curaro. Anche se si
avevano notizie di questo estratto di piante amazzoniche dal 1516, quando lo
storico Pietro Martire d’Anghiera ne scrisse in
alcune lettere al Fiorentino Giovanni de’ Medici, da tre anni diventato Papa
Leone X, solo a partire dal 1820, con Charles Waterton, si era avviato lo
studio della sostanza con metodo scientifico. Lo stesso Claude Bernard aveva
dimostrato nel 1844 che il curaro impedisce l’azione dei nervi motori sui
muscoli, determinando una paralisi. Oggi sappiamo che il principale alcaloide
del curaro, la d-Tubocurarina, agisce come inibitore competitivo dei recettori
nicotinici dell’acetilcolina (nAChR), ma allora per certo si sapeva solo che il
curaro poteva bloccare l’azione nervosa che porta alla contrazione muscolare.
Claude Bernard condusse una serie di
brillanti esperimenti, che lo portarono a due conclusioni: 1) il curaro non
causa una perdita della sensazione, 2) l’effetto del veleno deve essere dovuto
a un danno al nervo motore o al punto in cui la terminazione del nervo entra in
contatto col muscolo.
Ma, siccome Bernard aveva verificato che
in presenza di curaro il nervo poteva essere ancora eccitato direttamente e che
il veleno non interessava minimamente il sistema nervoso dal midollo spinale
fino all’estremità del tronco neuromotorio, concluse che l’effetto paralizzante
doveva esercitarsi nei punti di contatto tra terminali nervosi e fibre del
muscolo.
Intanto, Willy Kühne ad Heidelberg
(1862) e Wilhelm Krause a Göttingen (1863) avevano fornito la prima descrizione
microscopica dettagliata della giunzione neuromuscolare, ed entrambi,
indipendentemente, avevano suggerito l’esistenza di “correnti d’azione” del
nervo che attraversano la giunzione determinando la contrazione muscolare.
[continua]
Notule
BM&L-02
maggio 2026
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of Neuroscience, è registrata presso l’Agenzia delle Entrate di Firenze,
Ufficio Firenze 1, in data 16 gennaio 2003 con codice fiscale 94098840484, come
organizzazione scientifica e culturale non-profit.
[1] Alessandro Volta (1792), cit. da
Stevens (1971) e ripreso da Eric Kandel in Synapses
(Cowan, Südhof, Stevens, eds), p. 3, Johns Hopkins
University Press, Baltimore 2003.