La creatività ha una base prefrontale rostrale

 

 

LORENZO L. BORGIA

 

 

NOTE E NOTIZIE - Anno XXIII – 09 maggio 2026.

Testi pubblicati sul sito www.brainmindlife.org della Società Nazionale di Neuroscienze “Brain, Mind & Life - Italia” (BM&L-Italia). Oltre a notizie o commenti relativi a fatti ed eventi rilevanti per la Società, la sezione “note e notizie” presenta settimanalmente lavori neuroscientifici selezionati fra quelli pubblicati o in corso di pubblicazione sulle maggiori riviste e il cui argomento è oggetto di studio dei soci componenti lo staff dei recensori della Commissione Scientifica della Società.

 

 

[Tipologia del testo: RECENSIONE]

 

Le basi cerebrali della creatività sono indagate in ambito neuroscientifico seguendo vari paradigmi ma, sebbene sia preziosa la ricerca sulla cognizione animale per conoscere il profilo cellulare e molecolare dei processi più elementari, questo genere di studi ha esteso talmente il concetto di creatività, da includervi praticamente tutti i tipi di prestazione cognitiva “intelligente”, ossia non riconducibile ad automatismo della specie o a procedure acquisite come abitudine.

Per questa ragione, la maggior parte degli studiosi di creatività ha rivolto l’attenzione all’osservazione in vivo del cervello umano mediante metodiche di neuroimmagine funzionale e, in particolare, della risonanza magnetica funzionale (fMRI, da functional magnetic resonance imaging), che ha orientato in modo preciso la ricerca sui sistemi neuronici implicati nell’attività creativa. La visualizzazione delle reti attive durante processi ritenuti “creativi” ha prodotto evidenze da cui si è dedotta l’opinione corrente secondo cui la creazione sarebbe possibile grazie alla cooperazione di due sistemi, opposti per molti aspetti funzionali: la rete di default (default mode network o DMN), che gestisce le associazioni spontanee, e la rete di controllo esecutivo (executive control network o ECN), associata al pensiero orientato verso uno scopo preciso.

La nozione di una cooperazione fra queste due reti ha avuto un grande successo culturale, in quanto sembra rappresentare l’idea ragionevole e condivisibile su base intuitiva della cooperazione di una funzione che gestisce associazioni apparentemente libere o dettate da criteri suggestivi come la fantasia, attribuita un tempo ai processi dell’emisfero destro “rappresentazionale”, e una funzione di associazione in base a vincoli e regole logico-razionali, un tempo attribuita all’emisfero sinistro “categoriale”. In altri termini, la fortuna di questa cooperazione tra DMN e ECN si deve probabilmente alla sua suggestiva somiglianza all’idea profondamente radicata antropologicamente nella cultura umana, e dunque attribuibile a una tendenza psicologica comune, che esistano dentro di noi una spontaneità generativa e una razionalità normativa[1].

Se è vero che la creatività produce qualcosa che risponde ai requisiti di novità intesa come originalità associata a un valore riconosciuto in un contesto culturale di riferimento, grazie alla cooperazione tra DMN e ECN, siamo però al punto di partenza se il nostro obiettivo è conoscere la base cerebrale della creatività: in cosa consiste questa cooperazione?

Un nuovo studio, condotto da Victor Altmayer e colleghi, ha focalizzato l’attenzione sull’esame di pazienti affetti da una variante comportamentale di demenza fronto-temporale (bvFTD), in cui si ha perdita di pensiero creativo associata a danno della regione più rostrale della corteccia prefrontale. I ricercatori hanno riconosciuto come ponte tra gli specifici ruoli delle due reti un’attività della parte rostrale della corteccia prefrontale (rPFC, da rostral prefrontal cortex), che realizzerebbe legami e riconfigurazioni delle rappresentazioni della conoscenza tesaurizzata in modi originali e significativi.

In particolare, sembra esservi un gradiente laterale-mediale: la PFC rostromediale opera in stretta connessione con la DMN, mentre la PFC rostrolaterale sembra favorire direttamente la trasformazione dei contenuti da parte della ECN.

(Altmayer V. et al., A rostral prefrontal mediolateral gradient predicts creativity in frontotemporal dementia. Brain – Epub ahead of print doi: 10.1093/brain/awag032, 2026).

La provenienza degli autori è la seguente: ECOCAPTURE Study Group; Sorbonne Université, Institut du Cerveau - Paris Brain Institute - ICM, FrontLab, CNRS, Inserm, AP-HP, Hôpital de la Pitié Salpêtrière, Paris (Francia); AP-HP, Groupe Hospitalier Pitié-Salpêtrière, Department of Neurology, IM2A, 75013, Paris (Francia); AP-HP, Hôpitaux universitaires de Paris - Seine Saint Denis, Hôpital Avicenne, Department of Neurology, 93000, Bobigny (Francia); Integrative Neuroscience and Cognition Center, University of Paris, CNRS, 75006, Paris (Francia).

È importante la riflessione che ci consente di comprendere in che cosa consista lo specifico compito svolto dalla parte rostrale della corteccia prefrontale: “…non si limita a costituire una semplice zona di transizione tra due differenti fome di elaborazione dell’esperienza e utilizzo delle memorie” – come ha osservato Giuseppe Perrella nella discussione sulla presentazione di questo studio al nostro journal club – ma opera una propria elaborazione, che previene la fusione indiscriminata dei due contenuti e consente il conferimento all’informazione di una nuova forma che rappresenta una sintesi in funzione di uno scopo.

Adottando l’analisi di gradiente della connettività funzionale, i ricercatori hanno rilevato che la distanza misurabile tra reti spontanee e reti controllate, ossia l’ampiezza del gradiente, era in grado di prevedere direttamente l’abilità creativa di una persona.

Cosa si è appreso dai pazienti affetti da bvFTD? Si è appreso che questo gradiente è compresso; il significato di questo reperto è facilmente deducibile dalla neuropsicologia clinica di questi pazienti: il loro cervello sembra aver perso la distinzione tra pensiero spontaneo e ideazione intenzionale, e questo difetto impedisce loro di trovare soluzioni creative per risolvere problemi della vita quotidiana, come facciamo noi abitualmente.

Un altro aspetto emergente da questo studio è un’evidenza in contrasto con l’attuale visione della DMN come una rete che medierebbe solo il vagare della mente, i sogni ad occhi aperti o un’ideazione fantasiosa poco strutturata, perché prova il suo intervento attivo nel lavoro creativo intenzionale, verosimilmente aiutando il cervello a recuperare memorie da riorganizzare per formare nuove idee.

Infine, prima di passare ad una sintesi descrittiva del lavoro di Altmayer e colleghi, vogliamo notare come questi ricercatori insistano nel sottolineare che la creatività non sia solo una risorsa per l’arte, ma è fondamentale per la sopravvivenza di una specie, e nella realtà umana è anche uno strumento chiave per raggiungere l’autonomia.

Studi precedenti avevano già proposto la corteccia prefrontale nella sua parte più rostrale come il key hub per le interazioni DMN-ECN, ipotizzandone un ruolo a supporto dell’interazione tra processi generativi e processi combinatori alla base della creatività. Ma, osservano gli autori di questo studio, non erano stati definiti i ruoli specifici di ciascuna delle due regioni, la PFC rostrale laterale e la PFC rostrale mediale. Per definire le specificità fisiologiche di ciascuna, i ricercatori – come si è già detto – hanno fatto ricorso al modello patologico della bvFTD, in cui l’interessamento primario di questa zona corticale specifica si associa ad alterazione della connettività intrinseca di DMN e ECN. Impiegando la morfometria basata sul voxel estesa all’encefalo intero, Altmayer e colleghi hanno esplorato le regioni rispettivamente critiche per la genesi e la combinazione di associati semantici distanti, ma anche essenziali per le abilità creative che si ritengono impiegate per entrambi i tipi di processo. Con le tecniche di connettività funzionale in resting state (rsFC) e di mappaggio del gradiente, è stato possibile esplorare i profili di connettività funzionale all’interno della rPFC e, soprattutto, come le variazioni di connessione all’interno di questa regione consentivano di prevedere la prestazione nei compiti sperimentali per la valutazione delle abilità creative.

È emerso, in tal modo, un ruolo critico della PFC rostromediale nella genesi di associazioni semantiche distanti, e della PFC rostrolaterale nella combinazione delle rappresentazioni semantiche associate; per entrambe le parti della PFC rostrale si è avuta la conferma dell’importanza fondamentale per le abilità creative.

Altmayer e colleghi hanno poi rilevato che la connettività intrinseca della rPFC è organizzata lungo un gradiente funzionale mediale-laterale, che segregava (compartimentava) la PFC rostromediale in connessione con la DMN, separandola dalla PFC rostrolaterale connessa con la ECN.

I ricercatori hanno poi accertato e dimostrato che l’estensione di questo gradiente funzionale, che rende la differenza neurofisiologica tra ECN e DMN, predice le abilità creative della persona.

Concludendo, i risultati di questo studio rappresentano un progresso nella conoscenza delle basi neuroscientifiche della cognizione creativa, nei suoi rapporti con l’organizzazione anatomica e fisiologica della corteccia prefrontale, e della base fisiopatologica della progressiva perdita di cognizione creativa nei pazienti affetti da degenerazione fronto-temporale con sviluppo di demenza nella sua variante bvFTD.

 

L’autore della nota ringrazia la dottoressa Isabella Floriani per la correzione della bozza e invita alla lettura delle recensioni di argomento connesso che appaiono nella sezione “NOTE E NOTIZIE” del sito (utilizzare il motore interno nella pagina “CERCA”).

 

Lorenzo L. Borgia

BM&L-09 maggio 2026

www.brainmindlife.org

 

 

 

 

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[1] La spontaneità generativa sarebbe pienamente espressa nell’attività mentale che chiamiamo fantasia, mentre la razionalità normativa trova la sua piena espressione nell’uso degli strumenti concettuali della logica e della matematica (Cfr. G. Perrella, Idee comuni sulla mente e teorie psichiche. BM&L-Italia, Firenze 2003).