Notule
(A cura di LORENZO L. BORGIA & ROBERTO COLONNA)
NOTE
E NOTIZIE - Anno XXIII – 16 maggio 2026.
Testi pubblicati sul sito www.brainmindlife.org
della Società Nazionale di Neuroscienze “Brain, Mind & Life - Italia”
(BM&L-Italia). Oltre a notizie o commenti relativi a fatti ed eventi
rilevanti per la Società, la sezione “note e notizie” presenta settimanalmente
lavori neuroscientifici selezionati fra quelli pubblicati o in corso di
pubblicazione sulle maggiori riviste e il cui argomento è oggetto di studio dei
soci componenti lo staff dei
recensori della Commissione Scientifica
della Società.
[Tipologia del
testo: BREVI INFORMAZIONI]
Deficit dell’attenzione con iperattività
(ADHD): identificato un marker di controllo attentivo. Le
spontanee fluttuazioni dell’attenzione possono impedire un adattamento ai
cambiamenti di scopo o di circostanze ambientali, ma il controllo endogeno
degli spostamenti del focus attentivo, definito convenzionalmente “flessibilità
attenzionale”, in condizioni normali previene questo rischio. Nei bambini
affetti da deficit attenzionali, particolarmente nel caso del disturbo da
deficit dell’attenzione con iperattività (ADHD), il controllo adattativo
endogeno è inefficace. Nebras M. Warsi e colleghi hanno cercato, mediante registrazione
intracranica in vivo in bambini affetti da epilessia, dei contrassegni
neurofunzionali del controllo attenzionale, al fine di prevedere e prevenire in
tempo reale la perdita di attenzione. Individuato un tale segnale, Warsi e
colleghi sono riusciti, con la stimolazione intracranica, a ottenere il
recupero dell’attenzione. Nel gruppo sano di controllo, lo studio EEG
simultaneo ha permesso di identificare il marker, consentendo una
modulazione non invasiva dell’attenzione. [Cfr. Nature Neuroscience – AOP
doi: 10.1038/s41593-026-02294-0, 2026].
Percezione della direzione: scoperto un
principio di decodifica nell’area silviana
posteriore. Yue Xu e
colleghi, combinando l’osservazione comportamentale con la registrazione
neurale e la perturbazione mediante microstimolazione dell’area silviana posteriore visiva (VPS), un territorio
corticale unico per neurofisiologia in quanto dominato da neuroni
visivi-vestibolari conflittuali, hanno verificato il contributo causale dei
segnali vestibolari alla percezione della direzione. Sorprendentemente, i
segnali vestibolari e non quelli visivi sono primariamente decodificati in VPS
col rispetto del lato emisferico (“segnali ipsiversivi”),
anziché seguire la procedura tipica degli altri sistemi sensoriali (labeled-line code). [Cfr. PNAS USA – AOP
doi: 10.1073/pnas.2533498123, 2026].
Consolidamento della Memoria Emozionale:
scoperto un passo critico nell’amigdala. Le memorie sono
codificate da piccole popolazioni di neuroni, ma si sa ancora poco sui processi
che definiscono il consolidamento nelle tracce di memorie funzionali. Sungmo Park e colleghi hanno dimostrato che i neuroni che
codificano una memoria di paura nell’amigdala laterale entrano in un breve
periodo di attività coordinata, immediatamente dopo l’apprendimento.
Perturbare questa attività compromette il successivo recupero della memoria,
anche quando i neuroni codificanti la memoria sono riattivati in modo
artificiale. Questo studio ha identificato un’attività di ensemble
offline quale passo critico nel consolidamento di una memoria emozionale, e
ha rivelato un meccanismo a livello di circuito che determina se tale tipo di
memoria andrà incontro a immagazzinamento stabile grazie ai passi successivi
del consolidamento o si perderà. [Cfr. PNAS USA – AOP doi: 10.1073/pnas.2602678123,
2026].
Memorie sociali: androgeni ed estrogeni
le regolano con un meccanismo recettoriale. Dario Aspesi e
colleghi hanno focalizzato il loro interesse su una piccola rete importante per
le memorie sociali e che va dal nucleo del letto della stria terminale
(BNST) al setto laterale (LS); in questa piccola rete neuronica
l’arginina-vasopressina (AVP) media l’elaborazione dell’informazione sociale
nei maschi. I ricercatori hanno rilevato che il testosterone, il 17β-estradiolo
e il diidrotestosterone nella BNST rinforzano rapidamente la memoria sociale
mediante vie distinte: il testosterone e il 17β-estradiolo agiscono sui
recettori degli estrogeni (ERα e ERβ) e interagiscono con le
proiezioni LS AVP, mentre il diidrotestosterone agisce sul recettore degli
androgeni, indipendentemente dai recettori AVP di LS. [Cfr. PNAS USA – AOP
doi: 10.1073/pnas.2600302123, 2026].
Apelina
come antidepressivo rilasciato dai muscoli: meccanismo dell’azione
sull’ippocampo. È noto che l’esercizio motorio allevia i
sintomi depressivi e accresce la plasticità ippocampale, ma ancora molto c’è da
scoprire dei meccanismi molecolari che mediano questo effetto. Jiasui Yu e colleghi hanno
indagato come mediatore degli effetti benefici dell’attività fisica l’apelina, una miochina che ha attratto di recente l’interesse
sperimentale. I ricercatori hanno rilevato e dimostrato che l’apelina, conosciuta come mediatrice degli effetti della
corsa costituiti da un aumento di attività dei neuroni glutammatergici mediante
i recettori APJ, in grado di accrescere l’attività dei recettori
glutammatergici NMDA, attiva la caseina chinasi 2, che fosforila la subunità
GluN2B in corrispondenza della serina 1480, facilitando la funzione NMDA e
attivando a valle la segnalazione della calpaina-2. [Cfr. Molecular
Psychiatry – AOP doi: 10.1038/s41380-026-03651-y, 2026].
Topo Cantante: scoperta l’origine non
laringea e il meccanismo del canto. Il “topo cantante” di
Alston (Scotinomys teguina)
per le sue prestazioni vocali, che lo hanno reso celebre come curiosità
zoologica, adotta un meccanismo “a fischio” che si basa sul riempimento d’aria
di un grande sacco aerifero detta “tasca ventrale”. La frequenza delle
onde sonore del canto può essere controllata dal volume di questa formazione
membranosa espansibile, dal flusso d’aria e, soprattutto, dall’azione del
muscolo cricotiroideo. Steven M. Phelps, Samantha Khouri Smith e colleghi hanno
scoperto le peculiarità dell’apparato vocale di questo roditore, unico come
cantore fra i piccoli mammiferi. Il topo cantante usa fischi mediati
dall’inflazione d’aria per comunicare/attrarre l’attenzione sia a breve che a
lunga distanza. I sacchi aeriferi, in generale, si sono evoluti per la
modulazione del suono e per l’azione di filtro; i ricercatori hanno scoperto
una nuova funzione per l’organo enflatile del topo
cantante: generare suoni. E proprio questa produzione del suono, diversa per
meccanismo ed organo da quella laringea, rende così speciale Scotinomys teguina.
[Cfr. Royal Society Proc. Biol Sci. – AOP doi:
10.1098/rspb.2026.0153, 2026].
Un calamaro gigante e un mondo
sottomarino scoperto al largo dell’Australia. Una
spedizione guidata da ricercatori della Curtin University, esplorando canyons
sommersi al largo della costa occidentale dell’Australia (Ningaloo)
e raccogliendo oltre mille campioni fino a una profondità di 4.510 metri, ha
trovato sei differenti tracce del leggendario calamaro gigante Architeuthis dux,
ha identificato specie di balene degli abissi, fra cui Kogia
breviceps (Pygmy
sperm whale) e Ziphius
cavirostris (Cuvier’s
beaked whale), e
numerosi pesci stranissimi raramente o mai avvistati prima, e alcune nuove
specie da classificare. Complessivamente la spedizione, analizzando il DNA che
si muoveva sott’acqua fino a 4 km di profondità, ha distinto 226 specie, più
quelle ancora sconosciute alla scienza. [Fonte: Curtin University,
Australia, May 14, 2026].
Per quale ragione i granchi hanno
sviluppato la locomozione laterale? Yuuki Kawabata e
colleghi della Nagasaki University in Giappone hanno condotto uno studio
evoluzionistico che fa risalire questa particolare forma di organizzazione
esecutiva della locomozione a un singolo momento selettivo, verificatosi
all’incirca 200 milioni di anni fa. Il movimento, che conferisce loro la
capacità di sottrarsi rapidissimamente a un predatore che attacca frontalmente,
guadagnando una posizione laterale fuori portata, si sarebbe sviluppato come
tratto genetico in un singolo progenitore ancestrale. Si tratta di un rarissimo
esempio di comportamento evoluto una volta e poi rimasto a dominare un intero
gruppo di specie. [Cfr. eLife – AOP doi:
10.7554/eLife.110015.1, 2026].
Cosa facevano gli uomini di Neanderthal quando
i rinoceronti popolavano l’Europa? 100.000 anni fa i
rinoceronti vivevano in Europa, dominando vaste estensioni territoriali e
aggirandosi nei luoghi abitati da membri del genere Homo. Alicia
Sanz-Royo, Juan Marin e numerosi altri ricercatori hanno condotto la prima
indagine multi-disciplinare per chiarire gli aspetti di un uso intelligente e
interessante dei denti di rinoceronte da parte dell’Homo neanderthalensis.
Sembra che i denti di rinoceronte
facessero parte del kit di strumenti di lavoro di uso quotidiano, insieme
con martelli di corno (soft hammers) e
incudini, costituendo dei versatili mezzi per lavorare pietre e altri oggetti,
sfruttando le loro caratteristiche peculiari. I ricercatori hanno condotto
esperimenti con denti di rinoceronte moderno – alcuni dei quali raggiungevano i
380 grammi di peso – per saggiarne l’efficacia come incudini per il taglio di
pellami e fibre vegetali e come percussori per scolpire le pietre. L’analisi tafonomica e sulle tracce, mediante numerose tecniche di
immagine microscopica, ha confermato l’uso abituale nell’Europa Occidentale del
Paleolitico dei denti di rinoceronte da parte dell’Uomo di Neanderthal.
Si ricorda che il dibattito
sull’intelligenza di questi uomini primitivi è ancora molto acceso e, siccome
le ipotesi in conflitto vanno dal riconoscergli elevate capacità di astrazione
simbolica a ritenerlo dotato di abilità cognitive di molto inferiori a quelle
di altri membri coevi del genere Homo, la dimostrazione dell’uso di
questi strumenti di lavoro costituisce un contributo che può avvicinare alla probabile
realtà di abilità intellettive non molto distanti da quelle di Homo sapiens.
[Cfr. Journal of Human
Evolution – AOP doi: 10.1016/j.jhevol.2026.103829, May 2026].
Storia della scoperta della trasmissione
sinaptica. Terza Parte – Dall’approdo alla fisiologia delle nozioni derivate
dalle nuove conoscenze morfologiche alla nascita del termine “sinapsi”. La
volta scorsa ci siamo lasciati con un’affermazione suggestiva, ossia che negli
anni precedenti quelli a cui era giunto il filo della narrazione, si era
verificato un evento che avrebbe avuto una grande importanza per la scoperta
della trasmissione sinaptica. Per comprendere perché un fatto apparentemente
molto lontano dallo studio del sistema nervoso possa aver avuto un ruolo
decisivo nella storia di questa scoperta, è necessario sapere che i fisiologi,
in possesso della strumentazione tecnica e delle conoscenze per studiare
l’attività elettrica dei costituenti microscopici dei nervi, non erano al
corrente dei progressi compiuti dagli istologi che adottavano il metodo di
colorazione nera di Golgi.
Sembrava destinato a rimanere confinato
alla Spagna e a un’élite di anatomisti europei il lavoro monumentale e
certosino compiuto da Santiago Ramon y Cajal che, dopo aver descritto le fibre
muscoidi del cervelletto con le loro terminazioni e aver scoperto gli assoni
dei granuli cerebellari, che aveva chiamato “fibre parallele”, nei suoi Ricordi
dice di aver fatto “la più bella scoperta che il fato gli avrebbe potuto concedere
in quella fertile epoca”[1],
ossia quella delle fibre rampicanti del cervelletto che “si applicano ai rami
protoplasmatici delle cellule di Purkinje come edera o liane intorno al tronco
degli alberi”[2]. Cajal
considera questo tratto morfologico una prova inconfutabile della separazione
tra neuroni; ma dell’esistenza di queste fibre sono a conoscenza solo coloro ai
quali ha potuto mostrare i disegni che ha realizzato copiando ciò che vedeva al
microscopio.
Ecco l’evento di cui si diceva la volta
scorsa. Nel 1885 in Spagna scoppia un’epidemia di colera e un giovane medico e
fisiologo inglese, Charles Scott Sherrington, incuriosito dallo studio della
patologia di Vibrio cholerae,
scoperto da Filippo Pacini nel 1854 e confermato nel suo ruolo patogeno nel
1883 da Robert Koch, decide di recarsi nel paese iberico. In Spagna Sherrington,
la cui passione per lo studio della neurologia e della psichiatria lo aveva
portato a seguire le lezioni di Charcot a Parigi, è letteralmente folgorato
dall’incontro con Cajal: una miniera di conoscenze sul sistema nervoso, con una
capacità di illustrare le immagini microscopiche come fossero “scene vive di
fatti in accadimento”[3],
che non aveva trovato in nessun altro ricercatore. Era il professore “maestro”
di anatomia e istologia che aveva sempre desiderato, perché univa all’enorme
bagaglio di conoscenze l’entusiasmo contagioso di chi ama la ricerca con
passione sincera, e perché forniva una base morfologica e interpretativa a
supporto delle sue nuove idee sulla fisiologia del sistema nervoso umano. Nasce
uno straordinario sodalizio. Sherrington decide che farà il possibile per far
conoscere il lavoro di Cajal a tutti gli studiosi europei di fisiologia e
patologia del sistema nervoso.
Tornato in Inghilterra, qualche anno
dopo, Sherrington parla con Michael Foster, professore di fisiologia, suo mentore
e Segretario della Royal Society, e gli chiede di invitare Cajal a Londra per
tenere la Croonian Lecture,
la lectio magistralis più prestigiosa della società scientifica reale.
Aveva 36 anni Sherrington quando ospita
Cajal nella sua casa di Londra, accordandogli il permesso di trasformare la
stanza degli ospiti in un laboratorio temporaneo per combinare lo studio
morfologico a quello funzionale del sistema nervoso. Il fisiologo inglese aiuta
l’istologo spagnolo a preparare disegni e lucidi da proiettare alla conferenza
e, in tal modo, diviene padrone della forma di tutti i neuroni scoperti col
metodo di Golgi. L’enorme differenza di configurazione e conformazione
associata ad alcuni elementi costanti, che aveva indotto Cajal a formulare il principio
della polarizzazione dinamica e il principio della specificità
connessionale, era stata per Sherrington come una rivelazione, che gli
aveva dato allo stesso tempo il tema fisiologico da indagare per scoprire il
meccanismo e la certezza di partire da un’ipotesi fondata.
È il lavoro sui riflessi spinali che
porterà Sherrington a fare una scoperta decisiva per il riconoscimento di una
struttura specializzata come unità morfo-funzionale alla base della
trasmissione dell’impulso da una cellula nervosa all’altra. Il fisiologo
inglese, studiando la trasmissione elettrica lungo le fibre afferenti ai
motoneuroni spinali, rileva quello che oggi chiamiamo ritardo sinaptico,
ossia un breve ritardo di trasmissione di durata costante, localizzato nel sito
di interazione tra due neuroni e senza uguali nella conduzione dell’impulso
lungo gli assoni.
La misurazione di questo brevissimo
intervallo, che coincide con gli eventi di esocitosi e legame del
neurotrasmettitore al recettore post-sinaptico, sarà possibile solo moltissimo
tempo dopo; sarà infatti Eccles (1964) a stimare in millisecondi il ritardo
sinaptico, in un range tra 0.5 ms e 1.3 ms.
C’era un solo modo per spiegare questo lievissimo
ritardo di conduzione, ossia questa minuscola pausa: l’assone finisce e la
corrente elettrica deve superare una piccola barriera di membrana per passare
da un neurone all’altro. E questo avviene grazie a una struttura specializzata:
Sherrington ne era convinto. Era anche persuaso della necessità di dare un nome
a questa espansione terminale dell’assone che si collegava con un dendrite o
con il corpo del neurone ricevente[4]:
il punto di arrivo di un flusso unidirezionale, come postulato dal principio
della polarizzazione dinamica, che si trasmetteva in un punto particolare di
uno specifico neurone ricevente, secondo il principio della specificità
connessionale. Ma come chiamare questa struttura ragionevolmente esistente ma
ancora non visualizzata dal basso potere di risoluzione dei microscopi ottici?
L’occasione per cercare un nome viene
nel 1897, quando Michael Foster incarica Sherrington di curare la Parte III
della settima edizione del suo Textbook of Physiology: deve denominare questa giunzione con un
termine specifico per la funzione ed evocativo dell’importanza, così pensa a un
vocabolo greco. Ma come nasce la parola “sinapsi” lo racconta Sherrington
stesso in una lettera che scrive a John Fulton:
“Tu mi chiedi circa l’introduzione del
termine «sinapsi»; è accaduto così. M. Foster mi ha chiesto di andare avanti
con la parte sul Sistema Nervoso [Parte III] di una nuova edizione del suo
“Text of Physiol.” per lui. Io avevo cominciato ma
non ero andato avanti in quanto sentivo il bisogno di trovare prima un qualche
nome per chiamare la giunzione tra cellula-nervosa e cellula-nervosa (perché il
luogo di giunzione è ora entrato in fisiologia in quanto portatore di importanza
funzionale). Io ho scritto a lui della mia difficoltà, e del mio desiderio di
introdurre un nome specifico. Io ho suggerito di usare «syndesm».
Egli ha consultato il suo amico del Trinity Verrall, lo studioso di Euripide, e
Verrall ha suggerito «synapse» (dal greco
“fermaglio”) e siccome consente una migliore forma aggettivale, è stato
adottato per il libro”[5].
[continua]
Notule
BM&L-16 maggio 2026
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of Neuroscience, è registrata presso l’Agenzia delle Entrate di Firenze,
Ufficio Firenze 1, in data 16 gennaio 2003 con codice fiscale 94098840484, come
organizzazione scientifica e culturale non-profit.
[1] Cajal, Recuerdos de Mi Vida,
ripreso qui dalla
traduzione in inglese citata da Cowan e Kandel, Recollections
of My Life, p. 332, MIT Press 1989, in Synapses (Cowan,
Südhof, Stevens, eds), p. 8, Johns Hopkins University Press, Baltimore,
Maryland 2003.
[2] Cajal, Recollections,
332, riportato nel trattato di istologia del sistema nervoso dell’uomo e dei
vertebrati del 1911, letto nella traduzione inglese di Swanson & Swanson
del 1995 da Cowan e Kandel, che lo riportano in Synapses,
op. cit., p. 10.
[3]
Sherrington, A memoir of Dr. Cajal, 1949, cit. in Synapses, op.
cit., p. 12.
[4] Ancora non si conoscevano
sinapsi asso-assoniche.
[5]
Fulton J. F., Physiology of the Nervous System. Oxford University Press,
London 1938, cit. in Synapses, op. cit., p. 11.